"...buone nuove"dal Bistek

Antonio lascia la cucina, e dal computer invia questa E.Mail per i golosi amici del ristorante. Ornella, spesso musa ispiratrice, pazientemente legge, commenta e sottoscrive.

inviata la prima volta       Maggio 2004

 

 

La sera di Venerdì 28 Maggio…di fiume, lago o torrente,

sempre dolce è il pesce di Lombardia”

menù degustazione dedicato al pesce d'acqua dolce 

Prenotazione obbligatoria.

Menù completo, servizio, vino, acqua,

caffè e distillato: € 40,00

Alla pagina         www.bistek.it/rtradizione.htm

tutti i particolari del "menù"

info Antonio  0373273046   ristorante@bistek.it

Una giornata molto particolare:

Associazione Italiana Sommeliers di Lombardia -  Cremona: "...dal grande metafisico Giorgio De Chirico alle grandi bollicine di Francia"

L'invito della Delegazione AIS Cremona è suggestivo, intrigante e fortunatamente collocato in una delle mie  serate libere, subito sottoscritto. Eccomi allora con Ornella a Cremona per suggestiva camminata nelle vie del centro e analcolico aperitivo sotto il porticato della Piazza Duomo. Rapisce la bella Cremona dominata dal suo Torrazzo. La torre campanaria più alta d'Europa ti conduce senza errore verso il Duomo attraverso un manipolo di stradine in acciottolato per farti scoprire una delle più belle piazze d'Italia. Ma la carne è debole e volentieri cede al richiamo della suggestiva vetrina della Pasticceria Lanfranchi.  Le gentili commesse in grembiulino azzurro ti inducono in tentazione e  ai minuscoli tavoli dell'ingresso si consuma nuovo aperitivo, questa volta alcolico, con piccole e leggere sfoglie salate, ricche di burro.  È il dolce/salato ritrovo più antico della città, squisitamente arredato, tempio inimitabile del torrone, della mostarda, dell'esclusivo Pan Cremona, del croccante a forma di violino. Pasticceria unica per le sue dolci e storiche sculture di zucchero, come quelle della nave "Italia", dedicata alla Regina Margherita e quella del Duomo e del Torrazzo.Via Solferino, 30  Tel 0372 28743-22521 quasi di fronte ad altro storico locale: il Negozio Sperlari, antichissima drogheria con vecchio arredamento, la classica drogheria dell'immaginario collettivo.
Dalle vetrine delle botteghe che si affacciano verso il Duomo si possono vedere i maestri liutai al lavoro mentre levigano o incollano pazientemente pezzi dei violini. Per chi può concedersi una mezz'ora in più nella patria della liuteria vale la pena di visitare la "saletta dei violini" ex cappella all'interno del gotico Palazzo Comunale, dove sono esposti uno Stradivari, un Guarneri del Gesù e alcuni strumenti di Andrea e Nicolò Amati. Viole e violini vengono suonati periodicamente per mantenere intatto il meraviglioso suono che dal Seicento ad oggi è rimasto inalterato. Prenotando in anticipo si può assistere ad una di queste audizioni: imperdibili!! 

A Palazzo Trecchi  l'affascinante, e poco noto, percorso nella scultura di Giorgio de Chirico comincia con le  prime esperienze compiute alla fine degli anni Trenta quando de Chirico realizza alcune opere in terracotta e rari bronzi;  continua poi con la traduzione in bronzo delle terrecotte del 1940 e infine con  le opere realizzate a partire dal 1968, con opere che trovano  ispirazione fondamentale nei temi pittorici della cosiddetta "Nuova Metafisica".Nasce così un universo sospeso nel tempo, di fascino straordinario, popolato da Muse inquietanti, da schiere di assorti manichini introversi e amanti della solitudine o da coppie di manichini e di enigmatiche figure colte in dialoghi silenziosi. Accanto alle opere di  scultura la mostra presenta un’attenta selezione di dipinti, in diretta continuità e confronto con le sculture con le sculture. Affascinante esperienza, mirabilmente integrata da guida generosa e preparata, nel mirabile contesto delle antiche sale del palazzo, e generosa autorizzazione a scattare qualche foto delle opere esposte

Alle  20:30 presso il Ristorante Aquila Nera, che si trova nello stesso palazzo Trecchi, segue degustazione cieca, ossia con bottiglie coperte,  di grandi millesimi di champagne, con supporto tecnico di Luca Bandirali, Presidente AIS Lombardia, interventi di Delfina Piana delegata AIS per Cremona e provincia, la mescita molto professionale dei sommelier "in servizio". Io e Ornella diligentemente degustiamo, prendiamo appunti, e godiamo della magnifica esperienza. Grandi vini, unici e rari, sensazioni nuove e diverse, profumi inusuali, forte personalità, ... grandi, con personale difficoltà di raffronto e confronto con realtà italiane. Poi, prima di scoprire le bottiglie, classifica finale, estrapolando i giudizi dei settanta partecipanti alla degustazione. Al primo posto CHAMPAGNE KRUG MILLESIMATO 1988; al secondo CHAMPAGNE GRAND ANNEE 1995 BOLLINGER; al terzo CHAMPAGNE  POL ROGER BRUT CUVEE SIR WINSTON CHURCHILL 1996; quarto e quinto posto per CHAMPAGNE CRISTAL 1996 LOUIS ROEDERER  e  CHAMPAGNE DOM PERIGNON 1995 MOET ET CHANDON . Ancora due parole ricavate dai miei appunti: il Krug è risultato vincente per  perfetta evoluzione, profumo di buon equilibrio, bouquet complesso ma armonico; il Bollinger, pur essendo il meno caro dei vini degustati (80/90 euro) ha catturato l'attenzione per alta qualità dei profumi, buona sapidità, e notevole piacevolezza; grande attenzione per il Pol Roger, la mia personale scoperta per un prodotto mai bevuto; deludono Cristal e Dom Perignon: annate troppo giovani? troppe bottiglie in produzione? ... ?

Continua la ... collaborazione con ...

 BARTOLI fotografo dalla nascita, non è il nome, il nome è decisamente peggio, Lilluccio, l'hanno proprio intitolato così      ( ha la fotografia nel sangue che è di buona annata, con i globuli bianchi formato 10x15 e quelli rossi formato 20x30, gruppo O rh diapositivo: logico per un fotografo ! ). Altre puttanate sono scritte negli altri link, vacci se hai coraggio...

... e sempre in merito a Cremona propongo un suo (articolo) scritto apparso nel sito Internet Il Vascello, dal titolo

"La mostarda di Cremona dà la sanavra ai Gonzaga"

. . . buona lettura: Antonio e Ornella

Kermesse gastro-cultural-commerciale in piazza Sordello a Mantova, tra mostarda e 1002 formaggi per lo stupore del gusto.

dal nostro inviato Lilluccio Bartoli

Mostarda, da mustum ardens, ovvero mosto ardente.Traduzione: in epoche dove lo “zucaro” era un insulto alla miseria e la sua disponibilità era segno di ricchezza e potere, per via che il procurarselo necessitava di "buona borsa et valorosi destrieri” i poveri cristi avevano una sola possibilità per accedere al diabete, malattia ad uso privilegiato dei ricchi: il mosto dell'uva, dato che il solo altro dolcificante era il miele, stranamente latitante dalle dispense del volgo che talvolta non aveva i soldi per permettersi nemmeno l'alito caldo.   Giusto per capire i ricchi: se ti servo un banchetto con lingue di pappagallo farcite e zucaro sopra, vuol dire che ho così tante palanche che posso comprare tutto. E questo succedeva molto tempo prima che, per tale genere di esibizione di potere, occorresse un parlamento quasi tutto asservito ai propri voleri e pronto a legiferare ogni genere di provvedimento salvasilvio.  Dall'incontro del solo dolce disponibile -il mosto- come cavolo si arriva al mustum ardens? Col cavolo!, essendo la senape una brassicacea, ovvero della famiglia dei cavoli, i diretti concorrenti delle cicogne. Quest'ultime, sono notevolmente avvantaggiate, dato che le loro consegne non prevedono nascituri incavolati, almeno fino a quando il governo non metterà mano alle pensioni. Unendo in matrimonio il mosto e la senape (sanavra, in dialetto, e per effetto traslato, si chiama sanavra quel pizzicore che stura le narici e svina le lacrime come abitualmente capita quando si va dal commercialista) è venuta alla luce la mostarda; sostituendo il succo d'uva con la frutta, s'è avuto il primum movens della mostarda di frutta, che, dapprima con frutti belli, interi, canditi e colorati è finita sulle solite tavole dei ricchi, poi, con frutta di recupero, non giunta a maturazione (o bacata, come la testa di chi spia -dalla serratura del televisore- il Grande Fratello) è approdata alle mense plebee, dato che altro non approdava, in quanto l'unico mare disponibile era il mare di guai.  Quindi la mostrada extra lusso prendeva la via delle tavole extra lusso, partendo da Cremona per un tour europeo, ad opera di mercanti che, dal 1200, l'approdarono al lago di Costanza e, in seguito, la diffusero al seguito degli Affaitati che brillavano in affari brillanti, dato che trattavano diamanti nelle Fiandre.

La peregrinatio continua

La mostarda di Cremona non ha ancora smesso il suo peregrinare, se è poi giunta a Mantova, in piazza Sordello, dove apposta s'è posta la postazione per una kermesse coi formaggi, dal titolo “La mostarda di Cremona e i formaggi: lo stupore del gusto” nel contesto della manifestazione “Mille e due formaggi”.
La ghiotta occasione per covenire e dissertare sulla mostarda è al Palazzo Ducale nello storico -ma cosa c'è di non storico a Mantova?- atrio degli arceri, dove sicuramente uno di costoro infilzò qualche Bonacolsi per stornarne il potere a favore dei Gonzaga.
Fu una canagliata che permise ai Gonzaga di stare in sella parecchio dopo il disarcionamento (adesso si chiamerebbe golpe) della concorrenza. Questo accadeva molto prima che gli U.S.A coniassero -solo per gli altri- il termine di stato canaglia.
Se andate a Palazzo Ducale, date un'occhiata alla Torre della gabbia dove un tempo veniva rinchiuso a morire di fame il condannato di turno: basta poca fantasia, sostituite la gabbia con gli stipendi che girano oggi ed otterrete lo stesso effetto.  Una bella famigliola, i Gonzaga, e la mia simpatia va tutta a Federico, conquistatore di pianure e monti, soprattutto di Venere, come quello scalato raggiungendo la vetta della Boschetti, la licenziosa Brognina (edulcorandone il soprannome si potrebbe tradurre in Susyna) e che, a Palazzo Te, mise il suo motto accanto al rammarro effigiato sulla parete “Quel che a lui manca è il mio tormento”. Spiegazione velocissima: le conoscenze dell'epoca stabilivano che il ramarro non andasse mai in calore e che la copula lo sfastidiasse.

Un passo indietro
per lanciare
la mostarda nel futuro

Federico Gonzaga cosa direbbe se ci fosse ora? Per prima cosa: “Madonna, ma quanti anni ho?!”, poi si domanderebbe se il viagra è un farmaco che va per la maggiore o per si bemolle. 
Torno un attimo nell'atrio degli arceri, insolitamente aperto per questa operazione cultural-commerciale perchè si è finalmente capito che andando indietro nel tempo si trova la strada per il futuro.  Si è dovuto far retromarcia per recuperare la mostarda e così si è preso lo slancio per riproporla, con desueto accostamento ai formaggi, visto che ha sempre ricoperto il ruolo di paraninfo nelle brumose giornate dedicate al bollito.
I mantovani poi, sono andati così indietro, fino ad arrivare a farla solo di mele. Con un piccolo sforzo, fossero andati ancora più indietro fino a intercettare Eva... Ah!, se Adamo avesse mangiato la foglia.

Poche presenze al convegno

Poche le persone presenti al convegno e stranamente ancor meno durante l'attività manducatoria (a Montecitorio succede spesso il contrario). Presenti, in forze qualificate, tutti i difensori dei colori grigiorossi, esaurienti le dissertazioni sulla mostarda e qui la Bertinelli Spotti, giocando in trasferta, ha segnato un gol.
La partita è stata più gradevole nel secondo tempo, sotto lo stand della degustazione, dove, tra i vari abbinamenti, brillava un pannerone con mostarda di marroni di Leccornie e, in un'azione partita da centro campo cremonese, un dribling Salva cremasco e mostarda di fichi Luccini, ha sollevato una hola delle papille gustative, alzatesi in piedi all'unisono decretandone il successo. Azione da rivedere al ralenty.

Il cambio di passo...

Gli intervenuti e portatori sani delle gnosi della mostarda, una piccola curiosità non sanno: fino a vent'anni fa la mostarda circolante era solo industriale, faceva la sua apparizione in poche fortunate case e aveva il suo ruolo limitato nel tempo (cosa che non riguarda i politici, ben attaccati al loro scranno, illimitato nel tempo).
Si iniziò a servirla, rigorosamente home-made, durante la festa della Senigola, creò dipendenza in alcune  "bucàse sladinàade” (traduzione: boccucce fameliche aduse ad ogni genere di stravizi) e gli assuefatti arrivarono ad elemosinarne qualche dose favorendone al contempo la divulgazione. Fu così che prima all’Umbrelèer di Cicognolo, poi all’Alba, alla Sosta, All’Italia e al Caminetto, quella mostarda e quella ricetta, prese piede facilmente, dato che, fatta in casa, risultava gradita ai più.
La colpa del riportare in auge la mostarda fatta in casa, è imputabile allo scrivente che è ben felice di vederla in giro sulle buone tavole, soprattutto dopo che Luccini dell’Umbrelèer -visto il ripetersi della questua di alcuni barattoli da parte di accaniti e assuefatti mostardipendenti- ha deciso di metterla in produzione e infatti, la sua mostarda, partita da me, è arrivata a Mantova per essere celebrata -unitamente ad altre quattro, Fieschi, Leccornie, Vergani, Sperlari e ricevere l’imprimatur del marchio di Mostarda Lombarda, con la non segreta speranza di venderne una cifra, due meglio, che poi è la vera ragione di tutto questo fervore cultural-commerciale.Mostrare la mercanzia per attrarre compratori, si è sempre fatto: questioni di marketing, di marchetting. 

www.bartoliclick.com             

bartoli.evirgola@libero.it